Torino - Ad un mese dalle Elezioni del 4 marzo, la situazione politica italiana resta ancora incerta. Se le coalizioni e gli schieramenti sono ben definiti, infatti, resta sempre difficile fare pronostici in vista di una tornata elettorale che vede, per la prima volta nella storia della “Seconda Repubblica”, tre schieramenti a giocarsi il primato elettorale e la possibilità di formare un nuovo governo. Il 29 gennaio, quando sono scaduti i termini per la presentazione delle liste, sono stati esclusi diversi piccoli partiti e movimenti (tra cui Grande Nord, fondato da diversi fuoriusciti dalla Lega Nord, e il folkloristico “Sacro Romano Impero”), ma il quadro politico non é cambiato: le coalizioni di centro-destra e centro-sinistra restano favorite, ma il Movimento Cinque Stelle sembra in grado di ottenere molti voti e diventare il primo partito al termine delle prossim edizioni.

La coalizione di centro-destra, in ogni caso, resta favorita per la vittoria delle prossime elezioni. La grande popolarità di Matteo Salvini (che potrebbe portare la Lega ai massimi storici e fare il pieno di collegi uninominali nel nord-est), unita alla consueta abilità di Silvio Berlusconi potrebbero dare a questa coalizione un bottino di voti importante, ma non al punto di formare una maggioranza solida. Restano, inoltre, i dubbi relativi alla tenuta di un eventuale governo di centro-destra guidato da un uomo scelto da Berlusconi (nelle ultime settimane si é parlato insistemente del Generale Gallitelli e di Antonio Tajani), viste le differenze di programma presenti fra Lega e Forza Italia. Salvini, ad esempio, parla di una “flat tax” al 15%, mentre Forza Italia ritiene che l’aliquota debba essere spostata al 20%. Salvini persegue da sempre una politica euroscettica, mentre Berlusconi ha cercato più volte l’appoggio del Partito Popolare Europeo. Sono differenze significative, che potrebbero pesare molto dopo il voto.

É chiamata allla rimonta, invece, la coalizione di centro-sinistra, che attualmente staziona poco sopra il MoVimento Cinque Stelle, anche se quest’ultimo correrà da solo. Matteo Renzi ha deciso, anche questa volta, di circondarsi di fedelissimi, scontentando una parte di elettorato sempre più vicina a Liberi e Uguali (in questo momento oscillante fra il 6% e il 7% nei sondaggi e molto forte in alcuni collegi uninominali in cui ha schierato alcuni “big” come D’Alema è Grasso). L’operazione “Insieme”, lista guidata da Riccardo Nencini è formata da Verdi e Psi nata per arginare Liberi e Uguali, non sembra in grado di decollare, così come faticherà molto “+Europa” di Emma Bonino, che punta a raggiungere il quorum del 3%. Ad oggi, dunque, un nuovo governo guidato dal PD sembra difficile, così come sembra in declino la stessa figura di Matteo Renzi.

Difficile prendere, invece, le prossime mosse del MoVimento 5 Stelle e del suo leader, Luigi Di Maio, sempre più distante dalle origini del movimento ma, allo stesso tempo, sempre più attento a pianificare la propria strategia per ottenere il maggior numero di voti possibile. Con questa legge elettorale, infatti, é quasi impossibile che un unica forza politica ottenga la maggioranza da sola. I Cinquestelle, tuttavia, puntano a fare bottino pieno nei collegi uninominali al sud, diventando la prima forza politica del Paese. Raggiungere questo obiettivo, in ogni caso, non è facile, se si considera che il centro-destra può vantare candidati molto forti in tutti i collegi uninominali (anche in diverse regioni del Mezzogiorno, come Campania e Sicilia) e che questa legge elettorale, in ogni caso, premia la forza delle coalizioni più che dei singoli partiti, soprattutto nei collegi plurinominali. Un eventuale esecutivo del Movimento 5 Stelle, poi, dovrebbe inevitabilmente confrontarsi con la difficoltà di coniugare la cosiddetta “realpolitik” con le richieste di un elettorato che con la politica tradizionale non vuole avere alcun rapporto.

Il quadro politico del nostro Paese, dunque, resta molto difficile da leggere per gli osservatori, ma anche per i comuni cittadini, costretti a confrontarsi con una legge elettorale di difficile lettura e con una politica fatta più di promesse che di contenuti. Ad oggi, un esecutivo di centro-sinistra appare di difficile realizzazione, ma una vera alternativa alle “grandi coalizioni” della scorsa legislatura non esiste, visto che il centro-destra sembra poco compatto e che i Cinque Stelle non sembrerebbero in grado di formare un esecutivo “sovranista” con la Lega, ma neanche con Liberi e Uguali. Solo il 5 marzo, dunque, sarà possibile dipanare una matassa che, giorno dopo giorno, sembra sempre più intricata. Donato D’Auria

 

 

 

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